I figli non sono il cellulare

Francesco Agnolidi Francesco Agnoli

Alcuni anni orsono, all’epoca del dibattito sulla legge 40, i principali fautori dell’eterologa, negavano ogni connessione con i sogni eugenetici nazisti: “sono fantasmi agitati da qualche esagitato! Noi desideriamo solo che le coppie abbiano figli, e figli sani”.
Per la verità alcuni tentavano già allora di sdoganare il sogno hitleriano, attraverso la manipolazione del linguaggio: “non parliamo più di eugenetica, ché ricorda troppo la Germania nazista, ma di eugenica…”

Ma piano piano i pensieri reali vengono a galla. Così Elena Cattaneo, nominata senatrice a vita dal presidente Napolitano, ha dichiarato in piena tranquillità che “la compatibilità tra coppia ricevente e donatori del colore di occhi e pelle è nella natura delle cose”. Mentre Elisabetta Coccia, presidente dei centri di procreazione assistita Cecos-Italia, ha sostenuto che ogni coppia deve poter scegliere il colore degli occhi, dei capelli, della pelle. “In parole comprensibili –ha commentato Eugenia Roccella- si chiama selezione della razza e dei canoni estetici. Insomma, c’è stato detto che, come per l’adozione, ricorrere all’eterologa era un gesto d’amore, e che al bambino serve solo l’amore dei genitori. Un amore, però, condizionato al colore della pelle: lo amiamo solo se è bianco, se è nero non lo vogliamo. Sono questi i criteri proposti dai centri di procreazione assistita? Sono questi i “nuovi diritti” di cui la sinistra si è fatta portabandiera?”.

In verità l’eugenetica è nel cuore stesso dell’eterologa. Per almeno due motivi. Il primo: l’eterologa è figlia del “trasferimento della procreazione dalla casa al laboratorio” (Leon Kass) e della trasformazione del figlio in prodotto, manifattura La seconda: l’eterologa è figlia del mercato (quello che Marzano, Rodotà, Tesauro, centri privati di Fiv, Associazione Coscioni…non vogliono assolutamente normare, non scorgendo alcuna differenza, forse, tra mercato di cose e mercato di persone).

Se il figlio diventa un prodotto, un oggetto “fabbricabile”, inevitabilmente questo genererà il desiderio di figli “perfetti”, su misura, su ordinazione, secondo criteri prestabiliti da chi è disposto a pagare; la conseguenza inevitabile sarà il crearsi, di fronte a questa domanda, di una offerta sempre più artificiosa e rinnovata. In un ciclo perverso in cui sogni eugenetici dei potenziali genitori, anche fertili, genereranno risposte sempre più fantasiose; nello stesso tempo, offerte del mercato sempre più intriganti, genereranno negli acquirenti aspirazioni ancora più disumane. Il figlio, insomma, come un cellulare: c’è sempre desiderio di un nuovo modello, che sostituisca l’antico, e necessità di un nuovo modello, che ingrassi e rilanci il mercato.

Che l’eterologa, tanto più senza alcuna norma che la regoli almeno in parte, generi eugenetica e mercato della vita è dimostrabile in mille modi.

Cosa accade in Italia prima della legge 40, costruita soprattutto sul divieto di eterologa, e approvata da una maggioranza trasversale? In un primo tempo il mercato ha la priorità sull’eugenetica. Inizialmente è necessario offrire a tutti il figlio, anche un po’ ammaccato: l’utilitaria per tutti. Di qui le denunce, ad esempio al Congresso di Bari del 1983, dove il professor Luigi Carenza denuncia: “A Roma vengono usati dietro compenso come donatori di sperma i tossicodipendenti”. Di rimando Carlo Flamigni: “C’è gente che va a prelevare sperma nei villaggi del fanciullo a ragazzi di 13-14 anni”. E il professor Ragni: “Esistono centri improvvisati dove con lo sperma di un donatore vengono messi al mondo decine e decine di figli”. Nel 1984 Luigi Laratta, presidente dell’Aied, dichiarava in conferenza stampa: “sono tra 80 e 110 le banche del seme selvagge in Italia… Richiedono da uno a tre milioni di lire per una doppia inseminazione artificiale e non danno alcuna garanzia sulla provenienza del donatore…”.

Utilitaria per tutti, dunque, a qualunque costo, nel far west procreativo. Ma subito la necessità di ampliare il mercato e di migliorare il prodotto: Mercedes per chi se la può permettere. Da qui le banche degli ovuli delle universitarie di Harvard o la banca dello sperma dei premi Nobel, promossa dal magnate Robert Graham, cittadino di quella California che oggi specula sul mercato legale dell’utero in affitto. Il primo a vendere il suo seme alla banca suddetta, nata allo scopo di produrre figli super-intelligenti per persone super-facoltose, fu il Nobel William Shokley, il quale ebbe a dichiarare: “La cosa più importante è di ridurre le nascite eccessive: tra queste nascite potrebbe essere alto il numero degli stupidi”. Aborto per i poveri e gli stupidi, eterologa con sperma di Nobel per i ricchi? Quanto ai negri, sempre il Nobel: “Dico solo che tra i bianchi un sesto ha un quoziente di intelligenza superiore a 115 mentre fra i negri solo il 2 per cento”.

Oggi i centri privati di Fiv di molti paesi del mondo ingrassano promettendo figli a chi li desideri: single, coppie naturali, coppie gay… Per chi può, doppia eugenetica: cernita dei gameti e selezione degli embrioni. Quanto ai gameti varie banche offrono cataloghi per tutte le richieste: razza, tipo di sangue, colore dei capelli, degli occhi, altezza… Quanto agli embrioni umani, quelli malriusciti si buttano nell’immondizia.
Si chiama eugenetica, e qualcuno vuole abbia campo libero. Per motivi ideologici, o economici.

pubblicato su Il Foglio, 14 agosto, 2014
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