La missione della Chiesa

Vaticanodi padre Enrico Cattaneo S.I.

«Si ha l’impressione che, se è vero che la Chiesa è un “ospedale da campo”, i medici addetti a questo ospedale abbiano deciso di non rivelare le malattie gravi, che portano alla morte del paziente, ma di dare solo qualche palliativo. Papa Francesco ha detto una volta che la Chiesa non è una ONG (Organizzazione non Governativa) che si occupa di distribuire cibo, medicine, ecc. Ma non deve neppure ridursi a essere un “Centro di benessere”, sia pure spirituale.

La missione della Chiesa non è far star bene la gente. Certo, la Chiesa è contenta quando la gente vive in pace, ha un lavoro, un’istruzione, le cure mediche, ecc. ma non è questa la sua specifica missione. Le opere di misericordia (corporale e spirituale) sono i cristiani che le hanno inventate. Ciò significa che la fede ha certamente un valore sociale, perché insegna a vivere secondo la giustizia dei comandamenti, a non fare nessun male al prossimo e a impegnarsi nella solidarietà. Perciò quando si organizza la vita secondo la fede cristiana una società vive meglio, si stabilisce la concordia e la collaborazione fra i cittadini e si custodisce la pace, che è un bene comune per i singoli e per i popoli.

Tuttavia la missione della Chiesa, che è la stessa di Gesù, non è quella di rendere la gente felice su questa terra, ma soprattutto di insegnare quello che ci aspetta dopo questa vita, nell’aldilà: una vita felice con Dio oppure una eternità disperata senza Dio. La liturgia ci invita continuamente nelle sue preghiere ad essere orientati verso “i beni eterni”; ma ormai queste parole ci scivolano addosso come degli stereotipi senza più un reale significato. Il mondo secolarizzato, nel quale siamo immersi, evita accuratamente di occuparsi dell’aldilà. È un tema che dà fastidio. Per quelli poi che fanno professione di ateismo, il problema non si pone neppure, perché, secondo loro, dopo questa vita  non c’è nulla (ma come lo sanno?). Anzi, costoro accusano il popolo cristiano, quello che ancora si preoccupa della salvezza della propria anima, di avere un comportamento interessato, e quindi, tutto sommato, ipocrita, meschino. Non ci si rende conto che la “salvezza” offerta dalla fede non è un bene materiale, ma spirituale e personale».

tratto da “La Nuova Bussola Quotidiana” (articolo completo)
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